Dire addio non è mai semplice, che sia una relazione conclusasi in svariati modi, a prescindere da chi abbia torto o ragione, da chi resta o chi se ne va.
Che sia un amico con il quale non si desidera più avere contatti o un parente volato via sempre troppo presto che poi si sa, non esiste mai il momento giusto per dire addio, risulta pesante persino pensarlo.
Diciamo addio a molte cose alle quali teniamo o abbiamo tenuto nel corso della nostra vita.
La nostra bambola preferita con la quale credevamo di poter giocare per l’eternità ma anche all’innocenza di noi bambini diciamo addio, crescendo eccessivamente in fretta.
Ti rendi conto che sono tanti gli addii che hai detto fin ad ora, sempre troppi: da un treno che se ne va veloce, dal finestrino di un aereo nel momento del decollo, dall’esatto istante in cui sali in macchina e non saprai se andando via ritroverai, una volta tornato, ciò che ti sei lasciato dietro.
Oggi, come ieri, mi tocca dire addio ancora una volta.

Ti ho lasciato lì, davanti al portone di casa mentre mi guardavi speranzoso con l’idea di rincontrarci presto, con quella di voglia che traspirava dai tuoi gesti di salire su a casa trascorrendo le nostre solite giornate, che viste dall’esterno sembravano abbastanza monotone ma non per noi, nei lunghi pomeriggi davanti al camino, tra una fusa ed una carezza, facendoci compagnia, fidandoci l’uno dell’altro… perché dire addio a volte non basta quando nel cuore quell’addio non è pronto ad affondare e affogare negli abissi dove galleggiano tutti gli altri addii.
Tu sei andato via con il vento forte, quello che fa sbattere le finestre, quello che fa volar via i petali di rosa che riecheggiano nell’aria come se suonassero una benedetta melodia, questa brutta e crudele melodia aspra come le mie lacrime che scorrono veloci, scivolando e lasciandosi dietro una scia di ricordi ancora fervidi e vivi nella mente.
Sei andato via aggrappandoti ad un sogno, al mio, nella stessa notte in cui hai chiuso i tuoi occhi per l’ultima volta ed io ti ho sognato così come è stato. Mai un sogno pensavo sarebbe stato così reale e agognante.
Chi lo sa cosa vogliono dire i sogni che si avverano eppure così tremendi. Vorremmo sogni che si realizzassero all’indomani ed altri che non vorremmo si verificassero mai, ma eccoci qui.
Nero su bianco la lettera di addio.
Nero su bianco come te.
Nero su bianco e la macchina rimane lì sul cuore e tu non ci sei più.

Tu andavi via, lontano, lasciando il tuo corpo martoriato sull’asfalto. Chi è stato? Chi ha commesso questo scempio? Come ha potuto trascinarti via da me, tu che contavi così tanto, tu che per me eri casa quella piccola parte priva di errori, dove non esistono delusioni o arrabbiature. Bastava poco e come una magia, stando accanto cambiava tutto e cambiavo io.
È stato un incubo dal quale mi son svegliata pregando che restasse lì tra i brutti sogni, quelli che da piccolina facevano piangere svegliando chiunque, mentre la mamma cercava di rassicurarti “è solo un brutto sogno”. Questa volta però è andata diversamente apprendendo la notizia che era tutto vero. Che non c’eri più.
Sei cresciuto con noi, accudendoti e prendendoci cura di te, dimostrando sempre di essere un passo avanti agli altri con la tua grinta e la tua forza e per quanto tu potessi essere un gatto normale e così semplice hai risvegliato in tutti coloro che ti hanno conosciuto la voglia di amare, di abbracciarti, di offrirti coccole e carezze perché non farlo sarebbe stato ingiusto, perché non farlo sarebbe stato impossibile.
Sei andato via non per tua volontà, non per l’età, non per l’assenza.
Ti ho voluto dare tanto ma mai abbastanza e potessi farlo oggi, ora, ti darei ancora di più non lasciandoti solo, portandoti con me in questi viaggi che mi costringono ad allontanarmi e lasciarti, lasciarvi tutti lì.
La dura e triste realtà di chi la casa l’ha dovuta lasciare appena sfidata l’adolescenza, con il rimpianto ogni volta che parte e la speranza di tornare presto.
Gli uomini che non sanno amare gli animali non sono in grado di amare nessuno né la vita stessa e colui che ha fatto questo dimostra ancora una volta che gli uomini fanno schifo!!!
L’egocentrismo che regna sovrano devasta il mondo e porta via ciò che c’è di più bello come un albero che viene tagliato, un fiore strappato, un animale ucciso, un uomo ferito.
Tu non meritavi questo come non lo merita nessuno perché per quanto si possa dire: gli uomini sono uomini e gli animali restano animali, preferisco vivere la mia vita con loro che con chi non capisce l’amore che si prova, quello sincero e puro. L’amore vero e ricambiato, privo di intemperie ed interferenze, ne puoi amare uno ed altri cento. Ne ami uno, li ami tutti e chi più, chi meno merita un posto speciale dove nessuno deve far male.
Tu insieme al quella che ormai era la grande famiglia, accolti tutti a braccia aperte, avete cambiato il corso delle cose. L’unica cosa che mi spingeva a tornare a casa, l’unica voglia che avevo di farlo, quella di abbracciarvi e passare con voi le intere giornate.
Non accetterò mai l’idea che tu sia rimasto lì sull’asfalto della sera, freddo e ruvido, senza comodità, senza amore. Quell’asfalto così doloroso che si è preso con il tempo anche gli altri, con la sola fortuna di essere stata lì per l’ultimo saluto.
Nel paese della mia infanzia i ragazzi si divertono a correre come nel film di Fast & Furios, che poi è chiaro che non avvenga solo lì. Posto sbagliato momento sbagliato, forse. È da troppo tempo che si combatte affinché cambi qualcosa, un giorno uno, un giorno l’altro e stanno sterminando intere famiglie, soprattutto la mia.
I gatti sono così, sono curiosi, sono gioiosi, sono audaci ed onesti. È difficile catturare l’attenzione di un gatto, figuriamoci l’amore ma quando lo fa si dona tutto ed il suo amore è eterno.
Sempre scettica sull’amore, sempre cieca nell’evidenziare cosa volesse dire ma come la porta sul mare voi mi avete spalancato il cuore.

È qui che ti lascio Pulce, lontana da casa a piangere e soffrire per la tua assenza ormai vivida. Per quell’incubo che è diventato reale, per il nostro ultimo saluto prima di partire. Perché casa è dove lasci chi ami, ed io vi amavo, vi amo e vi amerò sempre immensamente a prescindere da dove siate o cosa stiate facendo. Perché casa è dove risiede il cuore e nel mio ci siete voi. Ti porterò con me nelle lunghe passeggiate in cui sentirò più forte la tua assenza, nella metro della città per apprezzare la libertà che ti è costata tanto. Tra i monti e le campagne, aggrappandoti alla mia gamba
E a fanculo la balla delle sette vite. Per quanto a volte desideriamo ardentemente che miti e legende siano vere non è così. Girovagando nei boschi non beccheremo un unicorno, ai piedi degli arcobaleni non ci sono i leprechaun intorno ad un pentolone di monete, i gatti neri non portano sfortuna, se ti cade il sale per terra non sarai eternamente sfigato, hai solo sprecato buon sale, se ti morde un ragno non diventerai il nuovo spiderman e ti conviene farti una visita se era un ragno un po’ strano e no i gatti non hanno sette vite.
Ne hanno soltanto una ed a quanto pare che sia un animale o un umano può esserci qualcuno che la porterà via per questo ci si aggrappa alla giustizia come rimedio al male ricevuto, alla vita strappata. Come solo ed un unico modo affinché le lacrime si trasformino in rabbia, in ira. La giustizia non li riporta indietro, non ti restituisce ciò che altri ti hanno tolto, non affievolisce, forse, il dolore ma ti da una ragione per stringere i denti.
L’ultima cosa che ora posso fare è quella di augurarti di alloggiare in un giardino accogliente insieme ad altri animali, di giocare e gioire, con la speranza che negli ultimi istanti della tua vita, tu non abbia sofferto ma abbia potuto riassaporare i momenti trascorsi insieme. Le lunghe notti a dormire accoccolati, il cibo sempre smezzato, i tanti giochi fatti; più di un gatto eri un fratello. Cercando di dare un senso a tutto, all’anno di merda iniziato da poco che non ha ancora dato un frutto buono, ai chilometri da casa, all’idea poi di una casa. Si dice che gli animali sono come i padroni, io spero con tutto il cuore di essere coraggiosa come te, del modo in cui affrontato gli ostacoli ed accolto altri, della fiducia data e ricevuta.
Si può imparare tanto basta volerlo.
Ti ricorderò così, poggiato sulle mie gambe a studiare insieme, a non lasciarmi sola mai. A non desiderare altro se non quello di farmi compagnia sapendo, non so come, che ne avevo bisogno.
Ci si abitua a molte cose ma l’assenza è una di quelle cose alle quali non ti abitui mai, va e viene, parte e ritorna come il sole in una giornata nuvolosa.
Con questa lettera lascio che i ricordi si svuotino di emozioni per aiutarmi ad affrontare il giorno ed il ritorno a casa. Mi aspetterai davanti al portone? Ti affaccerai quando sentirai la mia macchina? Ti preparerai ad entrare con me per pranzo? Ad attendermi sulla poltrona, lasciandomi lo spazio per riposarti a fianco?
La vita è difficile, tutto è difficile e bisogna sempre mettere in considerazione le conseguenze che comporta l’amore.
Sempre con me.
Perdonami se non sono stata in grado di difenderti.
Ti voglio bene, Pulce.
Vi voglio bene tutti.

